Cliché Noir, Riccardo Gramazio. Trama e recensione

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Tre gangster, un contesto degradato, una missione da assolvere per il capo. Sono questi i tre ingredienti principali della divertente storia raccontata da Riccardo Gramazio nel suo Cliché Noir, con tanti riferimenti, neanche tanto velati, a quello che per certi versi è il messia del genere: Quentin Tarantino.

Da Silver a Purple Beach, tre gangster allo sbaraglio

Il Biondo, Jackie e Cat sono tre gangster professionisti in viaggio verso Purple Beach dove l’Alieno, il loro boss, sta organizzando un grosso colpo. Con una telefonata l’Alieno ordina loro di fermarsi nella malfamata Silver per prendere contatto anche con un ulteriore gangster, ma i piani perfetti del capo si scontrano subito con l’assoluta inaffidabilità dei propri sottoposti.
E così il piano meticolosamente preparato va completamente fuori binario, con risse in caffetteria, uccisioni a raffica, motel in cui sembrano andarci solo pazzi assassini e chi più ne ha più ne metta.

Riusciranno i nostri eroi a completare la missione e arrivare sani e salvi a Purple Beach?

Pulp Fiction

Cliché Noir, pistole, sangue e risate

Nell’introduzione del suo racconto lungo Riccardo Gramazio mette subito in chiaro come stanno le cose. Il lavoro è nato per puro divertimento e si tratta di cimentarsi nel fare una propria versione di un qualcosa che tutti conoscono, una fan fiction in piena regola insomma. E la fonte di ispirazione non potrebbe essere meno altisonante, ovvero i due film simbolo di Quentin Tarantino: Le Iene (Reservoir Dogs in inglese) e Pulp Fiction.

Riccardo prende quindi in prestito i dialoghi iperrealisti, lo splatter e i personaggi grotteschi per immaginare un viaggio in macchina di tre gangster psicopatici che fa dell’imprevisto la propria regola. Il risultato è effettivamente molto riuscito e in certi momenti sembra di sentire proprio Jules che recita il suo Ezechiele 25:17 prima di crivellare di colpi di pistola il poveraccio che ha osato intralciargli il passo.

I tre protagonisti, il Biondo, Jackie e Cat, sono ben caratterizzati e hanno ognuno il loro momento di approfondimento in cui si va a rovistare in un passato in cui le cose non hanno mai funzionato veramente, tanto da ritrovarsi tutti e tre a dover partecipare all’ennesimo colpo per ripianare i propri debiti. Sentirli litigare è proprio spassoso ed è forse l’aspetto meglio riuscito del racconto.

Far passare i tre personaggi attraverso delle situazioni tragicomiche sembra essere stato un grande divertimento per l’autore. A mio parere la situazione migliore è quella dello squallido motel in cui si passa in poche pagine da un ufficio squallido che sembra uscito dal Messico di Robert Rodriguez, il regista amico di Quentin Tarantino, ad un litigio tra i protagonisti per la camera numero 7, ad una carneficina stile Sin City di Frank Miller che nessuno voleva realmente, ma che risulta inevitabile. Un piccolo capolavoro!

Peccato solo che Cliché Noir sia un racconto e non un vero e proprio romanzo perché l’unico difetto che presenta è che non c’è una vera e propria storia a sostenere la vicenda. D’accordo, l’Alieno vuol far andare i ragazzi a Purple Beach, però di fatto è solo un pretesto per farli passare da una scena all’altra e in ognuna di queste vengono messi alla prova. Divertente e spassoso, ma alla fine dell’ultima pagina rimane un po’ il rammarico di non aver potuto assistere ad un qualcosa di un po’ più epico o almeno ad un qualcosa che chiudesse meglio il cerchio. Questo malgrado un colpo di scena che sembra dover portare ad un grosso cambiamento, ma che nei fatti non cambia molto le cose.

Resta il fatto che Cliché Noir è una lettura veloce e divertente per chiunque ami il genere, che non si fa impressionare da personaggi privi di equilibrio psicologico e magari da qualche squartamento. E’ da leggere tutto in un fiato e speriamo tutti che l’autore provi a cimentarsi in un’opera con maggiori ambizioni, perché i presupposti per fare bene ci sono tutti!

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