La vera storia di Shaye Saint John, Andrea Roccioletti. Trama e recensione

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Sapevo che Andrea Roccioletti avesse già scritto in precedenza perché in una caffetteria di Torino, qualche anno fa, in mezzo ad altri libri, avevo visto il suo: Bravo a scrivere. Alla ricerca della nerdezza perfetta.

In quel periodo, forse perché ero studentessa, vedere un libro che si poteva prendere senza essere fermati e poi arrestati, faceva scattare in me una sorta di cleptomania. E così, dalle caffetterie, mi ero portata a casa diversi libri, ma quella volta un’amica mi aveva detto di non farlo.
Quando passo di fronte a quella caffetteria, ancora oggi, sovente mi capita di pensare: chissà se c’è ancora il libro di Andrea!.

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Davide Franchetto, Andrea Roccioletti e Alessio Cuffaro durante l’incontro letterario.

L’ho anche conosciuto Andrea Roccioletti, alla Feltrinelli di Torino, in Piazza Castello, dove lavorava, perché di libri ne compravo (pure), tanti.
Mostrava sempre un entusiasmo coinvolgente durante la ricerca del libro che gli avevo chiesto e, nel frattempo, mi raccontava qualcosa proprio su quel libro. Per questo, quando potevo, mi rivolgevo sempre a lui.

E sapere che avesse scritto un nuovo libro mi incuriosiva molto, tanto da non poter mancare alla prima di Torino presso la Libreria Pantaleon.

Chi è Shaye Saint John

Shaye Sant John è una maschera di dimensioni umane dall’aspetto terrificante e deturpato come se avesse avuto un eccessivo trattamento di chirurgia plastica, e che inquieta e disturba chi la guarda per l’impulsività dei movimenti corporei.

Shaye Saint John

Si presenta attraverso dei video trash su You Tube come una Star di Holliwood, a volte appare in sedia a rotelle, e sembra prendere in giro in maniera satirica e grottesca il mondo del successo.

I suoi primi video risalgono ai primi anni del Duemila, ma la sua storia comincia nel 2001, con il sito internet shayesaintjohn.net, e sino a quando Andrea Roccioletti non decise di andare a fondo, non si sapeva chi si nascondesse dietro le spoglie di Shaye Saint John.

Dietro questa maschera c’è la storia drammatica del suo creatore Eric Fournier, e Andrea Roccioletti, con il suo libro, l’ha ricostruita.
Ma come ha fatto Roccioletti ad incappare in questo personaggio? Gironzolando sul web, in posti che normalmente non si va, risponde. E qui ci si chiede quali potranno essere questi siti, al momento non ci è dato saperlo.

Ciò che ha incuriosito Andrea Roccioletti era la valanga di persone che seguono i video di Shaye Saint John, ben quattro milioni di visualizzazioni, e si era domandato il motivo di tale seguito.
Da qui incominciò la ricerca su questa maschera e partì proprio dal web, dove scoprì decine e decine di siti internet che parlavano di questo personaggio. Scoprì inoltre che giravano diverse storie e diverse leggende metropolitane che alimentarono notevolmente l’interesse di Roccioletti e la sua voglia di scoprire chi si nascondesse dietro la maschera.

Proseguendo il lavoro di ricostruzione, con la ricerca dei contatti e delle e-mail, quello che lo ha colpito veramente e che lo ha spinto a continuare, è stato l’atteggiamento di affetto che ha percepito dalle persone che avevano conosciuto chi stava dietro Shaye: amici, vicini di casa o semplicemente persone che lo avevano conosciuto per caso.

Si venne così a scoprire che il personaggio che stava dietro questa maschera era un cantante punk di Bloomington, città dove nacque intorno agli anni Ottanta. Suonava a Los Angeles e questa sua spola tra Bloomington e Los Angeles gli ha permesso di far conoscere alla persone della sua città le novità musicali, tra cui la cultura punk, della grande città californiana, motivo per cui era molto amato dalle persone di Bloomington.
Eric, oltre a suonare, collaborava con degli amici ad alcuni progetti video sperimentali di carattere horror, finché, stanco dei soliti cortometraggi, creò il personaggio Shaye Saint John, frutto di ispirazioni che gli venivano dal mondo esterno.

Shaye Saint John, Hand Thing, You Tube

Milioni di visualizzazioni e nessuna intenzione di ricavarci soldi. Ma allora perché Eric faceva tutto questo?

In un dialogo molto bello tra Eric e Lenora Claire, curatrice d’arte, lui le spiega la necessità di rimanere fedele al messaggio della sua opera (Shaye Sant John), del fatto che un’artista non può abbracciare i valori del sistema quando lo si critica e si è contro il sistema stesso, contro quella società dello Spettacolo che incita al successo, alla produttività e alla competizione. Per poi ritrovarsi alla fine con l’amaro in bocca, per i prezzi che hai dovuto pagare, per il fatto che non ti basta mai… ma il fallimento è puro, capisci? Lascia intatto il desiderio. Lascia immacolata la coscienza.

Perché leggere La vera storia di Shaye Saint Jonh

Shaye Saint John, T-shirt

In questo libro, che è un saggio – inchiesta, oltre ad essere analizzato con dati e ricerche accurate il fenomeno sociale e mediatico su tutto ciò che concerne Shaye Saint John, entrano a far parte della storia di Shaye anche pezzi di storia americana.
L’esperienza di Nick, amico di Eric, nella cultura hippie e nel carcere del Massachusetts, al Concord Correctional Institution, dove aveva partecipato come tester agli esperimenti definiti “sociali” che gli studiosi facevano sui detenuti del carcere, con sedute di psicoterapia e somministrazione di LSD allo scopo di controllarne la mente.

Sono citati molti altri argomenti interessanti come la vicenda di Terri Schiavo, la leggenda sulla morte di Paul McCartney e alcune considerazioni curiose che Andrea Roccioletti scrive sulla definizione di vita nell’epoca della sua riproducibilità virtuale.

Io e Andrea Roccioletti alla libreria Pantaleon

Per chi volesse approfondire la conoscenza dell’autore e del suo lavoro come scrittore e artista, potete visitare il suo blog roccioletti.wordpress.com

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